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Giappone - "Armoniche Dissonanze" che ritrovo nelle meravigliose pagine di Murakami

Armoniche dissonanze

Parto per il Giappone anche alla ricerca di quelle armoniche dissonanze a cui mi ha abituata Murakami con il suo Norvegian Wood e con tutti gli altri suoi meravigliosi libri, che ho divorato negli anni, e appena uscita dal mio albergo di Tokyo accade davvero: entro per un caffè da Starbucks e dietro una vetrata trovo un tempio shintoista... oggi e ieri insieme... è amore a prima vista!

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Inizia così il mio viaggio nella dissonanza: siamo davvero due mondi molto diversi e questa diversità appare agli occhi ovunque ci si trovi, ma in una continua contaminazione fisica e spaziale.

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Ecco allora i grattacieli, tipici della parte occidentale del mondo ma ormai, ovunque, archetipo della modernità, con accanto tipici ryokan, geishe che viaggiano sui risciò...

I grattacieli

La Tokyo Sky Tree è la torre più alta del Giappone, ma rivaleggia con i grattaceli del mondo perché è la più alta con i suoi 634 metri. Eppure, nella cultura giapponese la sua altezza non è frutto del caso, infatti i caratteri del numero mu (6), sa (3), shi (4) formano la parola Musashi che è l’antico nome della regione in cui si trova la torre stessa! La Torre ha anche superato il test del potente terremoto dell’11 marzo 2011, testimoniando la competenza tecnologica della nazione in questo ambito.

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Jizo Bosatsu

Dalla Tradizione scaturisce il culto di Jizo Bosatsu, un Bodhisattva protettore dei viaggiatori e dei bambini,sia viventi che morti in tenera età. Questo protettore l’ho trovato nei templi ma anche lungo le strade, affiancato a un moderno showroom, e lo si nota subito perché è adornato con un cappello e/o un pettorina di un color rosso brillante.

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Al fascino dei grattacieli si accompagna quello degli innumerevoli templi , siano essi shintoisti o buddhisti, che colpiscono per le accurate lavorazioni che adornano i tetti e i portoni. Le raffigurazioni hanno sempre un significato simbolico e non nascono mai solo da un semplice gusto estetico. In Giappone l’Arte, nei suoi diversi e molteplici canoni, deve essere goduta, come la Natura stessa, sempre ed ovunque: tutto deve essere riportato ad una simbolica connessione con gli elementi naturali, alla flora ed alla fauna.…

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In un prossimo articolo vi racconterò in modo più approfondito lo sterminato mondo dei templi del Giappone.

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L’armonica dissonanza giapponese mi ha accompagnata ovunque nel mio viaggio:si va dalla tradizionale cottura delle alici o dei dorayaki fuori dalla stazione ferroviaria, raccontati in modo molto suggestivo nel film Le ricette della signora Toku, allo dangan ressha o “treno proiettile”, il famoso treno ad altissima velocità che circola nella shinkansen, la rete ferroviaria costruita espressamente per questo scopo.

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Il treno proiettile

Ci ho messo un po’ per capire quale prendere perché ne esistono vari tratti, gestiti da cinque operatori diversi, che utilizzano treni tra loro molto differenti. Le tratte si sviluppano essenzialmente sull’isola Honshu, cioè tra:

  • Tokyo
  •  Nagano
  •  Osaka
  •  Kyoto
  •  Kokura
  •  Morioka
  •  Shin-Aomori
  •  arrivano anche sulle isole di Hokkaido e di Kyushu.

Le velocità dei treni sono in continuo aumento, grazie all’aggiornamento della tecnologia applicata ed oggi si è arrivati a punte di 443 km/h. Il servizio è davvero impeccabile: ritardi medi inferiori ai dieci secondi, ad ogni capolinea squadre di operatrici in tuta rosa puliscono tutto mentre altri operatori girano i sedili per orientarli alla direzione di viaggio, i controllori in guanti bianchi usano solo apparecchi elettronici per verificare i biglietti e non viene mai richiesto per due volte ad uno stesso passeggero di mostrarlo. Io l’ho preso per la tratta tra Tokyo e Kyoto e, devo dire, che mi ha suscitato una certa emozione...

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Il rispetto per le persone e l’accoglienza per il turista sono un altro aspetto che ti salta agli occhi in ogni momento, anche su aspetti leggeri e divertenti come gli onnipresenti menù del ristorante con modelli in materiale plastico scala 1:1 che mi hanno mostrato, senza alcun ambiguità, i piatti che avrei potuto ordinare, oltre all’immancabile inchino che ogni giapponese con cui sono venuta in contatto si è premunito di farmi.

Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra. (Claudio Magris)

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