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Vietnam - Sulle strade alla ricerca dell'Indocina narrata da Tiziano Terzani

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Alla ricerca dell'Indocina

Parto per il Vietnam con coordinate geografico-letterarie molto diverse tra loro: la prima cosa che ho in testa è la parola Indocina utilizzata in passato per indicare la regione continentale del sud est asiatico tra India e Cina. Al giorno d'oggi questo termine si riferisce alla regione che si estende dal sud della Tailandia, attraverso il Laos, il Vietnam, la Cambogia e il Myanmar (ex Birmania), sviluppandosi fino al sud della Cina.
Per me è lo sfondo del suggestivo film L’amante tratto da un romanzo della Duras e ambientato a Saigon (l’attuale Ho Chi Min City che per tutto il viaggio io continuo a chiamare Saigon, tanto ho impresso nell’anima quelle immagini!).


Ma il Vietnam è anche fortemente legato a Tiziano Terzani di cui ho letto tutti i reportage sull’Asia e che certamente è stato la mia guida interna nel costruire il mio itinerario di viaggio. In Pelle di leopardo descrive il Vietnam in riferimento alla sua carta geografica a chiazze, a seconda che una zona fosse occupata da una o l'altra delle parti in lotta nel conflitto vietnamita-americano negli anni ‘70. Io però ho fatto la scelta di non visitare nulla che in questo paese ricordi quella guerra, ho voluto liberarlo da questa pesante eredità storica e il mio Vietnam è fatto di templi, di natura, cultura e persone per le strade…

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Il nòn là

Molti conoscono l’iconografia degli anni ‘70 sul Vietnam: milioni di biciclette per le strade a raccontare il modello sociale comunista con il cappello stile coloniale verde dei militari, che hanno respinto l’esercito americano, e il cappello conico in strisce di bambù chiamato "nón lá" (cappello di foglie) in testa a contadini e contadine.


Sono passati decenni ma tutto questo è ancora una delle caratteristiche più forti delle strade del Vietnam. Oggi alle biciclette si sono sostituiti gli scooter e le moto, ma i cappelli verdi e quelli conici si vedono ancora ovunque in giro.
Il vietnamita forse ama davvero indossare i cappelli poiché tutti, ma proprio tutti, indossano il casco usando gli scooter!!

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E non solo, le ragazze mentre guidano ma anche le donne che camminano, usano dei lunghi guanti che coprono tutto il braccio fino al dorso della mano e alcune hanno una specie di copertina per le gambe, mentre guidano gli scooter. Ho scoperto che la ragione è legata al fatto che avere la pelle scurita dal sole è segno di lavorare manualmente all’aperto, come le contadine, e quindi le ragazze vietnamite si impegnano moltissimo nello schiarire la pelle anche con costose creme occidentali e andando in giro sempre tutte coperte.

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Attraversare le strade ad Hanoi o Ho Chi Min  City è stato davvero un gioco pericoloso perché dovevo stare attenta a evitare gli innumerevoli scooter ed i tuk tuk in arrivo e cercare spazi tra le file dei mezzi in movimento perpetuo: un passo avanti, attendere lo spazio, altro passo, piccola corsa e finalmente ero sul marciapiede opposto. Tutto questo anche sulle strisce pedonali!! Un vero esercizio di “presenza mentale”.
Le strade sono occupate dai mezzi sempre in movimento! Per parcheggiare va benissimo il marciapiede e quindi, anche qui, grande attenzione…

Non tutto sulle strade è però così ansiogeno, le vendite di ogni oggetto o mercanzia si svolge sui marciapiedi, anzi a volte proprio sulla strada perché il marciapiede diventa la vetrina delle merci.

Non sono però solo le merci ad occupare lo spazio che dovrebbe servire ai pedoni. Ho visto di tutto: il calzolaio, con tutti i suoi arnesi e macchinette elettriche che vengono alimentate da un cavetto fatto passare sopra la testa dei passanti da un albero all’interno del negozio. Oppure ci si può inventare un negozio di barbiere all’aperto, basta una sedia pieghevole, uno specchio appeso al muro, una presa elettrica dove collegare sia il phon che il ventilatore, per il comfort del cliente.
Hai un momento di riposo seduta su un muretto? E’ l’occasione buona per farsi fare una pedicure, con totale disinteresse della gente intorno…

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Anche il commercio contadino si fa per strada con le sue donne che passano, cappello conico in testa e “bilancia” sulle spalle a portare cesti di prodotti vari, dal pane alla frutta, dai chom chom, conosciuto anche come rambutan, grosso come una pesca e rosso con peletti esterni, al thanh long, detto frutto del drago, con l’esterno rosso e l’interno bianco e pieno di semetti.

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Stare seduta a bere un the e osservare i vietnamiti che passano difronte a me o che consumano i loro pasti è già un racconto stupefacente, non puoi non innamorarti di questo paese…

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Esistono cammini senza viaggiatori. Ma vi sono ancor più viaggiatori che non hanno i loro sentieri. (Gustave Flaubert)

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