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Viaggi nell’anima e nel mondo

I miei Mandala esposti a Shanghai!

Le soprese non finiscono mai e,dopo essere stata invitata ad esporre i miei Mandala a New York, mi arriva un invito da Shanghai per presentare i miei quadri ad una Esposizione Mondiale che si tiene  presso la Shanghai Library e, naturalmente, accetto!!

La Library, Biblioteca Nazionale, è al terzo posto delle biblioteche più grandi al mondo e ha ereditato le collezioni personali degli Imperatori sin dalla dinastia Song (1127-1279) e  moltissime collezioni private di “celebrità” della dinastia Ming e Qing. 

Lascio Shanghai, totalmente rinnovata e modernamente luminosa e appariscente, per ritrovarmi, a solo 100 km di distanza, in un altro mondo…la Cina che avevo in testa io dopo aver letto La manica tagliata, una raccolta di storie d’amore della Cina Antica.

La manica tagliata

di Ameng Di Wu

 "Una volta riposava - era giorno - ed era adagiato su un lato, sulla manica della veste del sovrano. Questi voleva alzarsi, ma Xian non si era ancora svegliato. Allora, non volendo scuoterlo, l'imperatore tagliò la manica e quindi si alzò: a tal punto arrivava il suo amore!". Da questo episodio della vita del favorito Dong Xian, del I secolo d.C., è tratto il titolo di questa antologia di racconti d'amore cinesi. Cinquanta racconti per ventidue secoli di storia, dal V secolo a.C. al XIX, e le atmosfere e gli ambienti sono protagonisti altrettanto delle vicende: la Cina antica delle corti, delle leggende popolari, delle mitologie di dei e spiriti. 

 

L’Oman è un paese ancora poco conosciuto, un angolo dell’Asia che guarda l’Oceano Indiano, ma ricco di  storia e di tesori che custodisce nei suoi territori. Il Sultanato dell’Oman mostra ancor oggi le sue caratteristiche medioevali, diremmo noi, grazie ai suoi castelli, torrette e mura difensive che ci raccontano di un passato di guerre per difendersi dai suoi vicini, perché si trovava all’incrocio tra i mercati dell’Europa e quelli dell’Asia.

Le mille e una notte

AA.VV.

Le mille e una notte  è una celebre raccolta di racconti orientali (di origine egiziana, mesopotanica, indiana e persiana), iniziata a partire dal  X secolo, di varia ambientazione storico-geografica, composta da differenti autori.

È incentrata sullle vicende del re persiano Shahriyar che, essendo stato tradito da una delle sue mogli, uccideva sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di  nozze.

Un giorno  Shahrazad  figlia maggiore del gran visir, decide di offrirsi volontariamente al sovrano come sposa , avendo escogitato un piano per placare l'ira dell'uomo contro il genere femminile. Così la bella e intelligente ragazza, per far cessare l'eccidio e non essere lei stessa uccisa, attua il suo piano con l'aiuto della sorella: ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo. Va avanti così per "mille e una notte" (che è un modo di dire per indicare un periodo di tempo molto lungo). Alla fine il re, innamoratosi, le rende salva la vita.

 

Mille 7

 

Sono arrivata in Oman sulla spinta de Le Mille e una notte, libro amatissimo nella mia infanzia e inseguendo la Regina di Saba che è nota soprattutto per il celebre episodio biblico della sua visita a Salomone, re d’Israele, per metterne alla prova, la proverbiale saggezza. Sovrana del regno di Saba (10° secolo a.C.) in Oman, fu rappresentata in numerosi racconti, leggende e dipinti

Nato nel 1938 a Firenze, giornalista e autore di innumerevoli libri. Tiziano Terzani è stato un profondo conoscitore del continente asiatico e uno dei giornalisti italiani di maggior prestigio a livello internazionale. E' stato inoltre autore di reportage e racconti tradotti in tutto il mondo. Per anni uno dei collaboratori di punta del Corriere della Sera. Nel 1971 diventa corrispondente dall'Asia per il settimanale tedesco Der Spiegel. E' vissuto a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo e Bangkok. E' scomparso il 28 luglio 2004.

Pelle di leopardo

di Tiziano Terzani

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Quando, nel 1972, Tiziano Terzani arrivò in Vietnam, era – come scrive lui stesso – il giovane corrispondente «ottimista, sorridente e speranzoso raffigurato coi sandali di gomma dei vietcong in copertina». Consegnò la propria esperienza di testimone della guerra al diario che l’anno dopo apparve col titolo Pelle di leopardo, con riferimento alla carta del Vietnam a chiazze, a seconda che una zona fosse occupata dall’una o dall’altra delle parti in lotta.

Si ritrovò di nuovo in Vietnam nel 1975, e fu uno dei pochissimi giornalisti occidentali testimoni della liberazione di Saigon. Giai Phong!, pubblicato nel 1976, ricostruiva i retroscena diplomatici e di guerra di quei mesi febbrili. Qui i due libri vengono riproposti insieme: sono l’appassionante resoconto di un viaggiatore instancabile, sempre in prima linea, curioso di uomini e cose, e il «documento di un particolare momento nella storia di una rivoluzione, il momento in cui gli eroi non sono ancora stati rimpiazzati dai burocrati del terrore». 

Entrambi riflettono l’atmosfera, lo spirito di quel tempo in cui era ancora possibile riempire il futuro di speranze, di sogni: «avevo l’impressione di qualcosa di nuovo ed affascinante che veniva alla luce, qualcosa di magico come la vita di un neonato ». Poco importava, in quel momento, se il futuro aveva un volto antico e quel bambino si sarebbe rivelato ben presto «un mostro dal cuore di pietra», che sostituì una dittatura con un’altra. Scritte letteralmente tra due fuochi (quello americano e quello dei vietcong), queste pagine descrivono non solo le battaglie e gli orizzonti di una guerra che fu il mito e l’emblema di una generazione, ma anche la sofferenza delle popolazioni civili, il loro cambiamento materiale e morale dopo la fine degli scontri, tra fabbriche e chiese, rancori e perdono. 

Sono da sempre affascinata dalla filosofia zen e dalla via della spada che ho conosciuto grazie al libro Lo Zen e la cultura giapponese di Suzuki, preziosissima guida per cominciare a capire qualcosa di questo mondo lontano e straordinario.
Poi ho visto il film I 47 Ronin che mi ha completamente presa (grazie anche al fascino di Keanu Reeves!) e ho deciso che appena arrivata a Tokyo, una delle prime cose che avrei visto era il tempio Tempio Sengakuji dove sono conservate le loro tombe, e così ho fatto…

Daisetsu Teitarō Suzuki (1870-1966) nacque a Kanazawa, nel Giappone occidentale, da una famiglia di medici appartenente alla classe dei samurai. La povertà della famiglia causata dalla morte prematura del padre lo portò ad accostarsi agli studi buddhisti, e fu discepolo di Soyen Shaku presso il monastero Engakuji di Kamakura.

È stato probabilmente la più grande autorità in materia di filosofia buddhista e sicuramente la massima autorità sul buddhisrno zen. Docente di filosofia buddhista all'Università Otani di Kyoto, ha dedicato l'intera vita allo zen; ha scritto oltre una quarantina di opere sul buddhismo più numerosi articoli e saggi e si può certamente affermare che abbia contribuito più di chiunque altro alla diffusione del buddhismo zen nel mondo occidentale. E ha scritto con autorità.

Non solo ha studiato le opere originali in sanscrito, pali, cinese, giapponese, ma è anche stato un profondo conoscitore del pensiero occidentale, nelle lingue inglese, francese e tedesca, che parlava correntemente. Tuttavia è stato molto più che uno studioso. Pur non appartenendo ad alcun ordine religioso o setta buddhista la sua conoscenza delle cose dello spirito è stata tanto diretta, profonda ed efficace che veniva onorato in ogni tempio del Giappone.

I suoi libri che più ho amato:

  • Psicoanalisi e buddhismo zen (1978)
  • Introduzione al buddhismo zen con Introduzione di C. G. Jung (1978)
  • Lo zen e la cultura giapponese (2014)

Lo zen e la cultura giapponese

di Taitaro Suzuki Daisetz e altri

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Daisetz T. Suzuki, massima autorità giapponese nel campo del buddhismo zen, dà avvio nel 1936 a una serie di conferenze in Inghilterra e in America, cimentandosi nella non facile impresa di illustrare al mondo occidentale la più indecifrabile e sfuggente delle dottrine orientali. E due anni più tardi, dopo aver profondamente rielaborato e perfezionato i testi approntati allo scopo, consegna con questo libro le chiavi di accesso a una mirabile tradizione religiosa, senza la quale sarebbe inconcepibile gran parte della filosofia, dell'arte e della letteratura nipponiche.

Fu infatti grazie alla pratica zen del satori - il risveglio o illuminazione - che ogni aspetto della vita giapponese assunse le forme misteriose di un'incessante ricerca del senso ultimo nascosto nell'esistente, di un'arte al servizio del potenziamento spirituale: la filosofia samuraica della spada, la cerimonia del tè, la pittura sumiye, il teatro No e lo haiku sono solo alcune delle vie attraverso cui lo Zen ci invita a una partecipazione etica ed estetica al mondo, percepito nella sua vacuità e impermanenza. Con uno stile in cui convergono lo spirito del monaco, del poeta e del divulgatore, Suzuki ridefinisce l'identità e l'evoluzione storica dello Zen - origini e influenze, scuole e maestri, principi e strumenti -, svelandoci quel vuoto originario in cui i grandi maestri seppero cogliere un barlume di eternità.

Haruki Murakami (Kyoto, 12 gennaio 1949) è uno scrittore, traduttore e saggista giapponese.
È stato tradotto in circa cinquanta lingue e i suoi best-seller hanno venduto milioni di copie. I suoi lavori di narrativa si sono guadagnati l'acclamazione della critica e numerosi premi, sia in Giappone che a livello internazionale, come il World Fantasy Award (2006), il Frank O'Connor International Short Story Award (2006), il Premio Franz Kafka (2006) e il Jerusalem Prize (2009).
Le opere più celebri comprendono Nel segno della pecora (1982), Norwegian Wood (1987), L'uccello che girava le viti del mondo (1994-1995), Kafka sulla spiaggia (2002), e 1Q84 (2009–2010). Ha inoltre tradotto un cospicuo numero di lavori dall'inglese al giapponese, spaziando da Raymond Carver a J. D. Salinger.

Yukio Mishima , pseudonimo di Kimitake Hiraoka (Tokyo, 14 gennaio 1925 – Tokyo, 25 novembre 1970) è stato uno scrittore, drammaturgo, saggista e poeta giapponese. Acceso nazionalista, ebbe notorietà anche come attore, regista cinematografico e artista marziale.
Mishima fu uno dei pochi autori giapponesi a riscuotere immediato successo anche all'estero Le sue numerose opere spaziarono dal romanzo alle forme modernizzate e riadattate del teatro tradizionale giapponese Kabuki e Nō, Il suo suicidio rituale dopo l'occupazione del Ministero della Difesa, assieme a un gruppo di paramilitari da lui guidati, ha avuto ampia notorietà caratterizzando il personaggio di Mishima nell'immaginario della letteratura.
Sterminata la sua produzione di romanzi e saggi.
Confessioni di una maschera (1969) è una sorta di romanzo semi-autobiografico in cui il protagonista racconta, senza mai citare il proprio nome, la storia della sua infanzia ed adolescenza e dello sviluppo della propria omosessualità, all'inizio celata, fino alla completa accettazione.
La parola "maschera" del titolo deriva dal modo in cui Kochan è costretto a sviluppare una propria falsa personalità usata per presentarsi agli altri. Crede che tutti intorno a lui siano obbligati a nascondere i propri veri sentimenti gli uni nei confronti degli altri, partecipando così a una grande universale "mascherata".
Il padiglione d'oro (1956) è un tentativo di mettere in forma di romanzo i propri concetti estetici e filosofici, per cui ogni evento della narrazione assume un significato simbolico. Con questo libro, Mishima, si è aggiudicato il Premio Yomiuri.

Il padiglione d'oro

di Yukio Mishima e altri

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Nel 1950 avvenne il fatto che ispirò a Mishima questo "Padiglione d'oro", che è del 1958: un giovane accolito buddista, deforme e balbuziente, dà fuoco a uno dei maggiori monumenti dell'arte giapponese, il padiglione di un celebre santuario di Kyoto, il Kinkakuji, il quattrocentesco tempio zen. La storia di questo clamoroso gesto è raccontata da Mishima con aderenza alla cronaca, ma in modo da assegnare un senso simbolico ossia problematico all'azione del piromane.

La chiave dell'ossessione di Mizoguchi, Mishima la ricerca in quell'attesa quasi magica della grande distruzione che rappresenta il tema profondo di tutta la prima parte del libro fino al giorno della sconfitta bellica del Giappone. La calata agli inferi si svolge sul tema di straordinarie, attonite rievocazioni di memorie dell'infanzia. Il tema della bellezza suprema del padiglione affonda le sue radici in un'ossessione infantile esorcizzata dallo storpio Mizoguchi con un atto che trova giustificazione anche nella dottrina buddista della morte al mondo e della cancellazione del bello in quanto pura apparenza.

L'anno della morte di Ricardo Reis

di José Saramago e altri

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Nel 1936, mentre all’orizzonte si preannuncia la seconda guerra mondiale, scoppia quella di Spagna. Nello stesso anno muore Ricardo Reis, solo un anno dopo la scomparsa del suo inventore, Fernando Pessoa. Reis è infatti uno dei tanti eteronimi di Pessoa, che ne aveva immaginato l’ideale biografia (nato a Porto nel 1887, educato dai gesuiti, medico, espatriato per ragioni politiche in Brasile nel 1919) e gli aveva attribuito come poeta classicistiche odi oraziane, ma non gli aveva dato carne e sentimenti. Cosa che invece gli dà Saramago, che lo fa tornare in patria in occasione della morte del suo creatore, gli fa aprire uno studio medico a Lisbona, gli fa vivere una vera vita, sociale, sessuale e affettiva. E prima di morire – nel fatidico anno che è il vero protagonista del romanzo – lo fa essere testimone di eventi tragici, filtro attraverso cui rileggere la storia del Portogallo salazarista, allineato a fascisti, nazisti e falangisti in tutt’Europa.

Norwegian wood. Tokyo blues

di Haruki Murakami e altri

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Uno dei piú clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro piú intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine. Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull'adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli «altri» per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un'istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.

Corto Maltese. Una ballata del mare salato

di Hugo Pratt

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Tra le onde del Pacifico, nell’arcipelago della Melanesia, un catamarano salva dall’oceano due giovani naufraghi: i rampolli Cain e Pandora Groovesnore. Ma il capitano del battello, Rasputin, ha strappato alla furia del mare anche un altro superstite, quasi crocifisso a una fragile zattera: Corto Maltese. Per i due amici pirati che lavorano a servizio del Monaco, capo supremo dei pirati dei mari del Sud e detentore di un terribile segreto, è l’inizio di una tumultuosa avventura, fitta di intrighi, tradimenti, alleanze e attentati, nel tragico scenario della Seconda guerra mondiale.

Lisbona - Quello che il turista deve vedere

di Fernando Pessoa

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Pessoa scrisse questa guida turistica di Lisbona nel 1925 e faceva parte di un progetto più ampio che avrebbe dovuto coinvolgere tutto il Portogallo. Ancora oggi è validissima perché l’autore considera il lettore come un amico che accompagna personalmente, con il quale conversa camminando, illustrando le bellezze della città così come i dettagli storici. Pessoa si rivela una guida molto speciale: proseguendo nella lettura ci accorgiamo che non sta solo elencando i luoghi celebri e gli itinerari migliori per esplorare la città, piuttosto sta facendo una vera azione promozionale su Lisbona, trasformando il turista distratto in un turista consapevole.

Parto per il Vietnam con coordinate geografico-letterarie molto diverse tra loro: la prima cosa che ho in testa è la parola Indocina utilizzata in passato per indicare la regione continentale del sud est asiatico tra India e Cina. Al giorno d'oggi questo termine si riferisce alla regione che si estende dal sud della Tailandia, attraverso il Laos, il Vietnam, la Cambogia e il Myanmar (ex Birmania), sviluppandosi fino al sud della Cina.

Parto per il Giappone anche alla ricerca di quelle armoniche dissonanze a cui mi ha abituata Murakami con il suo Norvegian Wood e con tutti gli altri suoi meravigliosi libri, che ho divorato negli anni, e appena uscita dal mio albergo di Kyoto accade davvero: entro per un caffè da Starbucks e dietro una vetrata trovo un tempio shintoista... oggi e ieri insieme... è amore a prima vista!

José de Sousa Saramago (Azinhaga, 16 novembre 1922 – Tías, 18 giugno 2010) è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta e critico letterario portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998.
Dal 1974 in poi, in seguito alla cosiddetta "Rivoluzione dei garofani" Saramago si dedicò completamente alla scrittura e gettò le fondamenta di quello che può essere definito un nuovo stile letterario ed una nuova generazione post-rivoluzionaria.

Fernando António Nogueira Pessoa, (Lisbona, 13 giugno 1888 – Lisbona, 30 novembre 1935), è stato un poeta, scrittore e aforista portoghese.
È considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese. Il critico letterario Harold Bloom lo definì, accanto a Pablo Neruda, il poeta più rappresentativo del XX secolo.

Tanti anni fa ho visto il film Sostiene Pereira, con uno strepitoso Marcello Mastroianni, ambientato a Lisbona nel 1938 e mi sono innamorata perdutamente di questa città così mi sono letta Lisbona - Quello che il turista deve vedere e mi sono innamorata anche dello scrittore Pessoa così ho letto anche L’anno della morte di Ricardo Reis che...